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Roccacaramanico e Prunetta: eventi da Guinnes PDF Stampa E-mail
Scritto da Matteo de Albentiis   
venerdý 07 dicembre 2007
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Dal punto di vista climatico, l’Italia ha la proprietà di trovarsi alle cosiddette “medie latitudini” e spesso viene coinvolta nello scambio meridiano tra masse di aria calda e fredda in quota. Questo determina forti contrasti in atmosfera e la formazione di aree di bassa pressione che il più delle volte penetrano dall‘Atlantico in Mediterraneo; le stesse, alimentate dai fattori superficiali come orografia e temperatura del mare, possono determinare con facilità condizioni di maltempo che, in alcuni casi, danno luogo a veri e propri fenomeni record. Innumerevoli sarebbero gli esempi da poter portare, ma due casi, spesso dimenticati, possono ben rappresentare la grande dinamicità del tempo sul nostro paese.




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A Roccacaramanico(PE, 1050 m) il 20 Dicembre 1961 venivano registrati 370 cm di neve dopo 3 giorni di intense nevicate che avevano coinvolto il medio adriatico. A Prunetta (px) il 23 Ottobre 2002 il cumulato di pioggia ha raggiunto, in 12 ore, 210 mm.

La storia di questi due piccoli centri appenninici, uno Abruzzese e l’altro Toscano, è senz’altro molto differente per cultura, tradizioni, usanze; ma c’è qualcosa che le rende più vicine, qualcosa che le annovera nel limbo delle località dove gli eventi della natura sono stati eccessivi, sopra le righe, anomali.

L’Italia, sita alla latitudine compresa tra il 35° e 48° meridiano Nord, come sappiamo si trova nel bel mezzo di forti contrasti termici palesati dall’alternanza in quota tra oscillazioni del vortice polare e campane altopressorie. Come se non bastasse, fattori legati all’orografia ed alla presenza del mare, fanno si che vengano ancor di più accentuati questi contrasti; la prima determina compattazione e stazionamento delle nubi, la seconda l’intensificazione degli ammassi nuvolosi a causa di processi di evaporazione ed umidificazione.

A Roccacaramanico entrambi questi fattori contribuirono ad una nevicata record, probabilmente la più intensa in 24 ore mai registrata sul globo da una stazione ufficiale. I dati non smentiscono il Col.Bernacca che, in un intervento sulla Rivista di Meteorologia Aeronautica nel 1962, rilevava come fossero caduti nella cittadina Abruzzese ben 365 cm di neve in un giorno. Infatti, i dati relativi ai 370 cm registrati al suolo il 20 Dicembre ‘61 confermano tale ipotesi, considerando il fatto che al 10 Dicembre vi erano solo 10 cm e che, tra una e l’altra data, quasi tutta la precipitazione si è verificata nel fatidico 17 Dicembre 1961.

La causa? Una situazione tipica di Burian, alimentata da un’alta pressione Russo-Siberiana freddissima al suolo. Sempre in quei giorni Roccacaramanico raggiunse i -13°C e Campo Imperatore, a 2000 metri sul Gran Sasso, addirittura -19,3°C. Su questo incredibile fenomeno verranno in seguito, su questo sito, affrontati appropriati approfondimenti che probabilmente aiuteranno a far luce su un evento da Guinnes dei Primati  Altra regione, altro evento estremo.

Anche se probabilmente meno significativo dal punto di vita statistico, la forte precipitazione cumulata in 12 ore sull’Appennino Pistoiese il 23 Ottobre 2002 nel triangolo Prunetta-Calamecca-S.Marcello, ha causato alluvioni ed ingenti problemi sia al paesaggio che alle opere pubbliche. 210 mm di pioggia in metà giornata, di cui 150 mm caduti in appena 6 notturne hanno messo in ginocchio le valli del Serchio e del Pescia provocando danni per più di cinque milioni di euro in una zona di non particolare concentrazione urbanistica. Oltre alle 50 frane registrate negli appena 30 km di strada statale che passa in zona, il disastro più eclatante è accaduto a Calamecca: il cimitero è scomparso nella valle sottostante franando a causa della diluizione delle fondamenta.

Questa situazione molto particolare che, tra l’altro, ha interessato solo marginalmente località distanti appena 40-50 km, è stato causato da una vasta area di bassa pressione presente sul Mar del Nord. Correnti occidentali molto umide e piovose, temperatura elevata del Tirreno settentrionale (che aveva raggiunto valori record) e fattori orografici contribuirono ad un evento che rappresenta senz’altro una dimostrazione di come possano essere movimentate le vicende meteorologiche italiane.

 
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