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La siccità  in Abruzzo durante l'Inverno 2006-2007 PDF Stampa E-mail
Scritto da Matteo de Albentiis   
venerdì 07 dicembre 2007

Si è molto parlato in questi giorni della totale assenza dell'inverno, almeno fino a questa prima vera irruzione di aria fredda. Nel frattempo sono giunte notizie allarmanti da tutta Europa circa il comportamento di alcune specie animali come, ad esempio, l'orso; da San Pietroburgo alle montagne d'Abruzzo alcuni esemplari sono usciti (o non vi sono mai entrati) dal letargo sorpresi dalle temperature anomale che vanno a braccetto su tutto il continente. Alcuni uccelli migratori, inoltre, stanno anticipando la partenza verso latitudini più elevate ed altri non sono mai partiti in autunno per andare a svernare. Tutto questo non è dovuto al caso, come si può ben intuire, e dona una esatta fotografia di ciò che è avvenuto negli ultimi mesi data l'esistenza di una profonda relazione tra il comportamento animale e la stagionalità del clima. In poche parole, esseri animali e vegetali possono darci ottime indicazioni sull'impatto che hanno le anomalie che si stanno verificando in atmosfera.




Lo stazionamento così marcato di configurazioni anticicloniche sul Mediterraneo Centrale, capaci di condizionare su una vastissima area i valori termici, ha fatto registrare (come abbiamo già detto) anomalie termiche molto accentuate; ma questo non è tutto. Infatti, anche le precipitazioni sono molto ridotte rispetto alle medie del periodo (ci riferiamo al periodo Settembre 2006-Gennaio 2007) con forti decrementi in percentuale su tutto il comparto centro-est europeo. Nel periodo Settembre-Dicembre sono caduti, ad esempio, meno del 50% di pioggia rispetto alla media su Friuli, Prealpi venete e lombarde, sull’Ungheria e sul meridione di Svezia e Finlandia. Comunque, le stazioni di tutta l’area balcanica e gran parte d’Italia hanno fatto registrare decrementi pluviometrici compresi tra il 25% ed il 50%. In tutto il mese di Dicembre su buona parte del centro-sud sono stati registrati valori in media compresi tra i 25 e 50 millimetri con punte in Romagna, Marche e Puglia di valori minori. Valori quindi ben inferiori alla media del mese in questione. Ciò si traduce, solo per l’ultimo mese dell’anno, in una diminuzione complessiva su Abruzzo, Lazio, Umbria, Marche ed Emilia-Romagna del 50% (o più) delle precipitazioni rispetto alla media. Questa situazione è peggiorata con il passare del tempo. A parte la parentesi perturbata dei primi giorni dell’anno, già dalla settimana che va dal 14 al 20 Gennaio 2007 s’è tornati a registrare valori ben inferiori alla norma con, in media, da 1 a 10 mm su tutta Italia ed addirittura inferiori ad 1 mm su Puglia Basilicata, Veneto e Piemonte. Queste condizioni hanno generato situazioni di siccità, talvolta gravi, specialmente nelle aree appenniniche del centro. Laddove c’erano metri di neve e cascate di acqua cristallina ora prevale il marrone dei prati bruciati dal gelo autunnale e il grigio delle calcareniti che fanno da letto a ripide e scoscese cascate. Vale la pena rappresentare la condizione di siccità che si sta vivendo in diverse zone dell’Abruzzo adriatico dove non piove da tempo e dove non vi sono neanche le premesse in un immediato futuro. Razionamenti d’acqua, fiumi potabilizzati, acquedotti con il 20% in meno di portata, laghi artificiali in secca, grano che stenta ancora a fuoriuscire dal terreno, cinghiali che si riproducono incessantemente ed autobotti inviate a 1800 metri d‘altezza; questa è la situazione che si sta vivendo in alcune zone della Provincia di Teramo ed in quella di Pescara. A fronte di queste notizie è bene dare ora qualche informazione di carattere scientifico che faccia capire bene il perché di tutto questo. Le medie mensili per entrambe le città che prenderemo come riferimento, sono riassumibili in 71 mm per Novembre, 77 mm per Dicembre e 55 mm per Gennaio. Questi dati vanno confrontati con i 14 mm in Novembre, i 24 mm in Dicembre ed gli 8 mm in Gennaio per Pescara e con i 18 mm in Novembre, i 20 mm in Dicembre ed i soli 6 mm in Gennaio per Teramo. La cumulata di questi valori non raggiunge in entrambi i casi i 50 mm, cioè una quantità che dovrebbe essere raggiunta in un solo mese. Se le condizioni dovessero rimanere invariate ancora a lungo si prospetta un dura fase siccitosa per queste aree (ed anche altre, in realtà) considerando anche il fatto che proprio il periodo autunno-inverno viene ritenuto, per quanto riguarda i cicli idrologici, quello fondamentale alla rigenerazione delle falde acquifere che generalmente subiscono lo svuotamento nei mesi estivi. A meno che la primavera non registri anomalie contrarie e, dati i tempi, sempre più sappiamo che ciò è possibile. Fonti: www.ilcapoluogo.it, www.adnkronos.com, www.meteoam.it, www.meteoteramo.it, www.wunderground.com, www.italie.nl

 
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